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News |
Un buco da scudetto di Marco Liguori > 12/2/2007
UN POTENZIALE conflitto d’interessi , un macigno debitorio di 424 milioni, un buon rapporto d’affari con Mediaset e un’operazione di cessione del marchio per ridurre l’indebitamento bancario che giace sotto la spada di Damocle della nullità. E’ questo in sintesi ciò che emerge dal bilancio 2005-06 della Fc. Internazionale, Inter per i suoi fans, che per la prima volta nella sua storia ha composto anche il bilancio consolidato, comprendente le sue società interamente possedute Inter Futura e Inter Brand. Come si legge nel testo del documento, reperibile in Camera di commercio, la scelta della redazione del consolidato è stata fatta per «fornire una adeguata informativa sull’andamento economico e patrimoniale del gruppo». E la differenza del risultato finale di esercizio è molto marcata: la capogruppo Inter spa ha chiuso con un rosso di appena 31,1 milioni di euro, contro i 181,4 milioni del consolidato. La diversità di cifre è stata causata dall’operazione di “maquillage finanziario” della cessione dei marchi, contabilizzata in Inter spa, alla controllata al 100% Inter Brand, che ha apportato alla capogruppo una plusvalenza straordinaria di 158 milioni. Invece, nel consolidamento sono state eliminate tutte le transazioni con le società controllate. La nota integrativa della società nerazzurra sottolinea che grazie alla cessione dei marchi i debiti bancari di Inter spa sono diminuiti del 34,15%. La maggior parte dell’indebitamento totale del gruppo è nella capogruppo, schiacciata dal peso di 424,4 milioni, in aumento del 54,1% rispetto ai 275,3 milioni del 2004-05. Assieme al contratto di cessione «è stata redatta la relativa scrittura di licenza d’uso dei marchi del valore complessivo di 160 milioni» di durata decennale. Ma l’operazione potrebbe esse sub judice. «La vendita dei marchi dall’Inter alla controllata Inter Brand – spiega l’avvocato Domenico Latino, specializzato in diritto civile e sportivo – configura l’ipotesi del contratto con se stesso: quindi per la legge è nulla». In pratica, è come se il marchio fosse passato dalla tasca destra a quella sinistra. «Inoltre, l’Inter al termine del contratto di licenza d’uso - aggiunge Latino – perderà il marchio. La società avrà tre alternative per evitarlo: può incorporare la Inter Brand, rinnovare l’accordo o riacquistare il marchio» .
INTER BANCA 2 A 0 - Potrebbe essere uno gioco di parole messo ad arte dal destino e forse lo è. Le strade di Interbanca, banca d’affari del gruppo Abn Amro Antonveneta, e l’Inter, si sono incrociate proprio a causa dell’operazione di cessione del marchio effettuata nel dicembre 2005. Infatti, stando alla nota integrativa del bilancio della capogruppo, l’operazione «ha consentito di ottenere da un primario istituto di c redito un finanziamento a medio-lungo termine per 120 milioni». Alcuni paragrafi dopo l’Inter rivela il nome della banca, specificando che a garanzia del prestito è stato acceso il «pegno, a favore di Banca Antonveneta, sul 100% delle quote sociali di Inter Brand». C’è però da evidenziare che l’azionista di riferimento e presidente della società nerazzurra, Massimo Moratti, è anche consigliere esecutivo di Interbanca, banca d’affari di Abn Amro Antonveneta: stando alle visure camerali, infatti, è stato «nominato con atto del 21 aprile 2004» per una «durata in carica di tre esercizi» . Quindi, eccoci davanti ad un bel conflitto d’interessi per il generoso presidente nerazzurro, che riveste il contemporaneo doppio ruolo di banchiere e cliente. Un considerevole punto di forza rispetto alle società concorrenti della serie A.
GRAZIE SILVIO - Un altro punto di forza della società nerazzurra, i “risconti passivi”, ossia l’anticipo di ricavi futuri, è risultato in calo da 103,17 milioni a 44,46 milioni per il decremento delle anticipazioni ricevute da società di factoring a fronte di contratti relativi a diritti televisivi». L’Inter ha però sopperito in buona parte a ciò con l’aumento del 15% dei ricavi del conto economico, grazie soprattutto alla crescita della voce “sponsorizzazione e proventi vari” (da 134,11 a 163 milioni). In quest’ultima sono presenti per la prima volta i «diritti di prelazione e prima negoziazione» per 21 milioni stipulati con R t i per la stagione televisiva 2009-2010. Essi consentono alla società del gruppo Mediaset di sedersi per prima al tavolo delle trattative per stipulare il nuovo contratto della trasmissione criptata sul digitale terrestre. Per lo stesso motivo la società del gruppo Fi ninvest aveva versato 20 milioni alla Juventus nel giugno 2004. La relazione sulla gestione sottolinea ancora di più l’ottimo rapporto d’affari tra l’Inter di Moratti e la Mediset di Silvio Berlusconi. Nel testo si legge infatti che «l’incremento notevole sul valore della produzione è stato determinato da un aumento di 25 milioni sul controvalore della cessione dei diritti televisivi determinato dalla dinamica crescente dei corrispettivi previsti dai contratti in essere e dal rinnovo dei contratti per le stagioni 2007-2010 con R t i». Proprio il 28 giugno scorso, l’Antitrust ha censurato la clausola di prima negoziazione. Del resto, sempre ottimi sono stati i rapporti tra le due famiglie, basti pensare alla lunga e sempre verde militanza berlusconiana del sindaco di Milano Letizia Moratti. Senza tralasciare i proficui rapporti d’affari tra il numero due dell’Inter, Marco Tronchetti Provera, e il Cavaliere, come documentato - per fare un solo esempio - dal passaggio di Edilnord, la corazzata mattonara, da sua Emittenza a mister Telecom.
IL TRUCCO C’É - Nonostante la dichiarata rivalità calcistica, gli stretti legami tra Moratti e Berlusconi sono anche evidenti per la vicenda delle plusvalenze incrociate fittizie di calciatori sconosciuti tra Inter e Milan. La vicenda, strombazzata solo ora dalla stampa nazionale a causa delle indagini per falso in bilancio condotte dal Pm di Milano Carlo Nocerino, era stata evidenziata nel 2003 sul quotidiano Il Manifesto e ai primi del 2004 nel libro “Il pallone nel burrone” e ripetuto il 27 aprile 2004 davanti alla VII Commissione Cultura della Camera dagli autori del volume. Oltre agli ormai celebri Simone Brunelli, Matteo Deinite, Matteo Giordano, Ronny Toma, Salvatore Ferraro, Alessandro Livi, Giuseppe Ticli e Marco Varaldi ci sono stati anche altri scambi di carneadi tra nerazzurri e rossoneri. Tra la stagioni 1999-2000 e 2001-2002 Inter e Milan si sono passati Paolo Ginestra e Matteo Bogani, Fabio Di Sauro e Davide Cordone, Andrea Polizzano e Marco Bonura. Ogni operazione ha fruttato una plusvalenza reciproca variabile tra i 7 e i 10 miliardi di vecchie lire: valutazioni completamente fuori mercato per l’epoca. Ma ci sono stati anche scambi di giocatori celebri, come Francesco Coco e Clarence Seedorf: sia l’Inter che il Milan hanno incassato la stessa cifra di 29 milioni. E proprio qui sta il trucco. La cifra della vendita è identica e quindi l’operazione non movimenta denaro, ma ha solo un risvolto contabile. Le due società hanno segnato nell’esercizio di competenza la plusvalenza incassata, ripartendo invece su cinque anni la cifra della cessione. Quest’ultima è però una passività che pesa sugli anni futuri: ed ecco spiegato il perché Milan e Inter hanno proseguito ad effettuare altri scambi a prezzi ben superiori rispetto ad ogni logica di mercato.
Marco Liguori
marco_liguori@katamail.com
(per gentile concessione dell'autore, fonte: La Voce della Campania, numero di febbraio 2007)
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