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News |
Meglio che in Cile di Stefano Olivari > 18/9/2006
Lunedì 18 settembre 2006
1. In genere il tennis non si presta tantissimo ai 'po po po' ed alla retorica del gruppo, ma ieri a Charleroi anche il pubblico belga si è tottizzato rendendo i cambi di campo divertenti quasi quanto il gioco ed entusiasmandosi per la splendida e tamarrissima dance anni Ottanta ('Live is Life' degli Opus ci ha fatto piangere) sparata ad un livello di stordimento nord-europeo. Apparentemente togliendo drammaticità ad una finale di Fed Cup che invece drammatica lo è stata davvero, in ogni senso: dall'esordio in sicurezza della Schiavone fino al ritiro in mezzo alle lacrime (soprattutto della Flipkens) di Justine Henin all'inizio del terzo set del doppio, passando per le belle sconfitte di una Pennetta dimezzata e di una Schiavone con il braccino contro una Henin più che dimezzata dall'orzaiolo, dalla stanchezza, dal ginocchio, e la vittoria con spavento di Mara Santangelo con la Flipkens. Due giorni che hanno dato all'Italia un successo storico, in un'ottica non solo nazionalistica. Altra cosa il tennis che conta, che è solo quello dei tornei del Grande Slam: la storia e l'attualità si scrivono lì, e la realtà dice che più in là dei quarti, trovando il buco giusto, da italiani o italiane non si arriva. Ma essere leggermente meno forti dei campionissimi non è certo una colpa, quindi onore ad una squadra di livello medio-alto, che ha battuto in trasferta Francia, Spagna e Belgio ed è stata brava a sfruttare le occasioni avute. Barazzutti come Lippi, quindi, con un quintale di arroganza in meno. Schiacciando il tasto 'femminismo a buon mercato' potremmo dire che se avessimo fra gli uomini il numero 14 ed il nuero 20 del mondo saremmo qui a sbavare ed a zerbinarci di fronte a questi fenomeni, ma la vita è per sua natura ingiusta. Comunque se dopo trent'anni si parla ancora, con toni che avrebbero fatto sembrare ironico Omero, di una Coppa Davis vinta su Fillol e Cornejo (dopo aver superato la Svezia senza Borg e l'Australia con Newcombe in fase terminale), la nazionale di Barazzutti, Schiavone, Pennetta, Santangelo, Vinci e anche Garbin merita davvero ogni onore. Poi il tennis rimane uno sport individuale ed individualista, oltre che mediamente lontano dal tifo di bandiera (tranne che in Coppa Davis). Le ragazze italiane hanno scritto una grande pagina non di tennis, ma di sport. Se saranno fortunate, saranno invitate a 'Ballando con le stelle' o come giurate di Miss Italia sedute vicino a Mirigliani. Per il momento si sono meritate una copertina nell'ultimo Sportsera, che incominciava così: ''Federica Schiavone...''.
2. Lo sciopero dei giornalisti Rai, per la poca chiarezza sul presente e sul futuro di RaiSport (non perché qualcuno di loro scrivesse e scriva i suoi servizi sotto dettatura, non sia mai) ha fatto toccare con mano, anzi con orecchio, lo scenario dell'immagine senza commento. Quello vagheggiato dai tanti 'Sarei capace anche io, cosa ci vuole?', che senza sovrimpressioni poi non distinguerebbero Materazzi da Miccoli o Bodiroga da Pozzecco. Chi per caso è capitato ieri su Rai Sport Sat avrà riconosciuto non diciamo la Flipkens, ma almeno Roberta Vinci? Ma non è solo una questione di informazione o di note biografiche: è che come coinvolgimento e capacità di far entrare nell'evento il più stupido e disinformato dei commenti è meglio del nulla. Nella peggiore delle ipotesi permette di ridere dell'ignoranza altrui e di dimenticare la nostra. Non ci riferiamo certo all'evento specifico, visto che Lea Pericoli qualche milione di partite di tennis l'ha visto: ci piacerebbe ripetere l'esperimento in una partita della nostra Under 21 di calcio, convinti che il novanta per cento degli appassionati non saprebbe riconoscere dalle facce nemmeno metà degli undici azzurri di Casiraghi.
3. Di sicuro la televisione sottovaluta le competizioni master, giocate da ex campioni ad alto tasso di riconoscibilità. Non fosse altro che per tutto quello che hanno vinto...I primi turni di un discreto torneo Atp come potenziale di richiamo non valgono una sola delle partite del Tour of Champions dell'Atp, sponsorizzato dalla Merrill Lynch (ma a noi andrebbe bene anche il banner di una pizzeria...). Ieri la finale della tappa di Parigi, vinta da Marcelo Rios su Goran Ivanisevic, mentre la finale per il terzo posto (lasciamo perdere...) è stata di Cedric Pioline (fra le altre cose, finalista a Wimbledon), che ha superato Thomas Muster (fra le altre cose, vincitore del Roland Garros nel suo magico 1995). Di manica relativamente larga i requisiti di partecipazione: essere stati numero uno al mondo, oppure finalisti in singolare in un torneo dello Slam, oppure singolaristi (anche sconfitti...) in una squadra vincente di Coppa Davis. Il Masters si giocherà a Londra, alla Royal Albert Hall, dal 5 al 10 dicembre prossimi: dodici partecipanti, fra i quali dieci in base alla classifica e due con wild card. Traduzione: in ogni caso vedremo in campo Mac...
4. I maestri ci hanno sempre detto che tirare addosso all'avversario non è contro lo spirito del gioco, ma noi che siamo rimasti allievi in tutto ci permettiamo di pensarla diversamente. Di sicuro è contro lo spirito del gioco tirare addosso all'avversario nella fase di riscaldamento: è proprio quanto avvenuto nella finale del Wta di Bali fra Svetlana Kuznetsova e Marion Bartoli, con la russa che sul finire del palleggio ha tirato una randellata ai confini della volontarietà addosso alla francese, che sembrava disattenta ma non per questo si meritava la pallata. Nessun danno grave, ma una brutta botta e qualche minuto di stordimento che di sicuro non le ha giovato. Poi contro la Kuznetsova, attuale numero cinque del mondo, avrebbe probabilmente perso in ogni caso, ma il fatto non è stato, come direbbe Moratti, simpatico. Sarà magari piaciuto ai teorizzatori dell'eye of the tiger, quasi tutti stranamente finiti in disgrazia. Nella pallavolo, poi, un'epidemia...
5. Non è vero che tutti i tennisti argentini sono dopati, ma è vero che quasi tutti i dopati eccellenti del tennis sono argentini. Più che sugli argentini c'è però da riflettere sui controlli, a meno che la chimica farmaceutica sia diventata un'esclusiva di Buenos Aires e Rosario. Ma il macheccefrega maccheccemporta alla fine salva tutti, tanto è vero che dopo 15 mesi di purgatorio è tornato in pista anche Guillermo Canas. Su Eurosport abbiamo letto la notizia della sua vittoria nel Challenger di Belem, terra battuta, superando in finale il connazionale Carlos Berlocq. Una vicenda oscura, quella del ventottenne due volte quartodifinalista al Roland Garros, perché se è vero che il diuretico incriminato gli fu prescritto dal medico del torneo di Acapulco allora Canas con una causa potrebbe portarsi via Acapulco e dintorni, mentre se non è vero allora Canas non dovrebbe più circolare. La versione che ha portato al compromesso davanti al Tas è che il medico di Acapulco gli aveva prescritto una sostanza corretta ma che per errore gli era stata somministrata quella sporca. Avanti così...
Stefano Olivari
stefano@indiscreto.it
(in esclusiva per Indiscreto)
La terza puntata della Settimana tennistica
La quinta puntata della Settimana Tennistica
STEFANO OLIVARI SU INDISCRETO
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