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News |
La partita e mezzo della vita di Stefano Olivari > 25/9/2006
Lunedì 25 settembre 2006
1. Al termine una stagione difficilissima, sia sul piano personale che su quello dei risultati, Filippo Volandri è riuscito di pura programmazione a rientrare fra i primi quaranta del mondo e a Santander ha giocato la partita e mezzo più bella della sua vita, prima distruggendo Robredo e poi facendo venire qualche pensiero ad un Nadal stanco, al di là dei saltelli al cambio di campo che ormai fanno parte del copione. Ma il numero due del mondo ha talmente tanto margine da potere, sulla terra battuta, raddrizzare qualsiasi tipo di partita: vale per Federer e a maggior ragione per Volandri. E così l'Italia rimane onorevolmente in serie B, pagando la mancanza di un secondo singolarista affidabile sulla terra (ma Nadal e il Ferrer attuale su questa superficie sono battibili da pochissimi) e accettando la delusione di un doppio che non ha ripetuto il miracolo fatto a Torre del Greco contro lo stesso Nadal e Feliciano Lopez, benissimo sostituito da Verdasco: al di là dei meccanismi e della retorica di squadra, troppo distanti le somme del valore dei singoli. Bracciali da compitino e Galimberti molto inferiore al suo standard di Davis: perchè, va ricordato, in coppia con Bracciali (dopo le esperienze senza futuro con Navarra e Bertolini) questa è stata la sua prima sconfitta in cinque incontri. Insomma, nessuna tragedia per aver perso contro una nazione fortissima, dotata di un fuoriclasse e di diversi campioni. Rimane il ridicolo della polemica unilaterale, nata dalle parole di Volandri, con le ragazze vittoriose in Federation Cup, come se emergere nel tennis femminile fosse più facile che nel maschile. Infatti le semifinali dei tornei dello Slam sono piene di donne italiane....
2. C'è chi pensa che la Davis stia al vero tennis come la Ryder Cup al vero golf. Non è lontano dal vero, anche se queste competizioni avvicinano allo sport la gente beceramente tifosa, che poi costituisce la maggioranza: gente che in prospettiva potrebbe appassionarsi e magari capire qualcosa di quello che sta guardando invece di fermarsi al 'devi morire' o al 'po po po'. Gli snobbettini da club, quelli dove devi essere presentato da due soci (per questo abbiamo frequentato con gioia, pur essendo privi di talento, una scuola F.I.T.), se ne facciano una ragione. Per la semifinale di Buenos Aires le agenzie hanno mandato in giro più foto di Maradona in tribuna che di Nalbandian in campo, ma come dice Galeazzi 'questa è la Davis'. Con l'Australia non c'è stata storia: qualche brivido solo nella seconda partita, quando l'odiato Hewitt si è portato due a uno con Acasuso: poi si è spenta la luce e per gli argentini è stato cinque a zero. Per il capitano astraliano John Fitzgerald la colpa dello scarso adattamento è del fatto che in Australia non ci sono veri campi di terra battuta per allenarsi, ma non è che Hewitt, Philipoussis o gli altri siano privi dei mezzi finanziari per risolvere la questione. Il vero problema è che dietro ad un campione come Hewitt e ad un ex campione con il fisico distrutto come Philippoussis non c'è letteralmente niente: roba che al confronto l'Italia è una superpotenza. Il terzo giocatore, Luczak, è passatello e naviga nei Challenger, Arthurs e Healey possono giusto formare un bel doppio, Guccione è giovane ma fatica a guadagnarsi la classifica per uscire dalla serie B dell'Atp, ed in ogni caso sfiora la duecentesima posizione. Insomma, più che sperare nella nascita di un Laver o di un Rosewall, teoricamente possibile anche nel Burundi o in Italia, servirebbe un Harry Hopman. Per l'Argentina finale in trasferta, ad inizio dicembre, contro la Russia che a Mosca ha rinunciato al regolare Davydenko per il genio di Safin e Youzhny, per una volta privato della sregolatezza. Dopo che i gemelli Bryan hanno tenuto viva la partita, nel quarto incontro il rinato Roddick ha avuto mille occasioni contro Tursunov, sceso in campo al posto di Youzhny, ma ha ceduto 17 a 15 al quinto. Negli spareggi per la A interessante anche la vittoria della Svizzera sulla Serbia di Djokovic e Tipsarevic. Con gente dal margine di Wawrinka, una buona riserva come Chiudinelli (che non è un bambino, avendo l'età di Federer, ma quest'anno agli Us Open ha fatto ottime cose), e un doppista dell'affidabilità di Allegro (nei primi 40 del ranking, per quello che vale), il divino Roger potrebbe aggiungere una tacca in più alla sua fusoliera, l'anno prossimo. Del resto Borg trascinò alla vittoria Ove Bengston...
Stefano Olivari
stefano@indiscreto.it
(in esclusiva per Indiscreto)
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