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News |
La scoperta Wanchope di Stefano Olivari > 10/6/2006
Sabato 10 giugno 2006, ore 11 e 40
1. Prime impressioni, non richieste, sull'evento che da sempre ci fa sognare. La Germania ha esordito da Mondiale, giocando per tutta la partita sottoritmo e con qualche accelerazione dovuta più alla superiorità tecnica che ad un cambio di marcia da Detroit Pistons (quelli della stagione regolare): soprattutto sulla sinistra, dove Lahm e Schweinsteiger hanno fatto di tutto e di più. Podolski si è fatto prendere dall'ansia, giocando da toro, in stile calcio a cinque di una volta (quello dove il difensore non poteva 'entrare'), Klose si è fatto trovare pronto e la difesa ha voluto dar ragione ai bolsi teorizzatori del 'Se attaccati in velocità...'. In realtà Metzelder e Mertesacker hanno commesso un solo errore (anche se come posizione era Friedrich a tenere in gioco gli avversari), nell'occasione del primo gol di Wanchope lanciato da Gomez, perché il secondo era in fuorigioco (basta che parti del corpo 'utili' siano oltre la linea, ricordiamolo): il Costarica, già felice di avere riagguantato la qualificazione Mondiale, era di cilindrata davvero diversa e solo la superiorità numerica a centrocampo ha impedito un massacro. Malino il giovane vecchio (è emerso solo dopo la trentina, ma con il Deportivo Saprissa si è rifatto del tempo perduto) Porras, che non ha potuto esibirsi nella sua specialità (i rigori) vista la simulazione di Schneider, malino Gilberto Martinez quasi sempre preso in mezzo dai due tedeschi migliori, con i soliti ottimi piedi ma fisicamente al lumicino Centeno e Gomez, tornati a svernare al Saprissa: l'ottavo di finale del 1990 è destinato a rimanere nel mito...
2. Per la serie 'Non lo scopriamo certo oggi' proponiamo ovviamente Paulo Wanchope. Anche perché solo il medio ospite televisivo, diciamo il Tardelli della situazione, lo scoprirebbe oggi, dal momento che Wanchope ha giocato per anni nel campionato più televisto del mondo. E può già essere definito il più grande calciatore della storia recente del Costarica, mentre in assoluto chi l'ha visto giocare dà questo titolo al leggendario Fello (vero nome José Rafael Meza Ivancovich), la cui grande sfortuna fu di toccare il top negli anni Quaranta, con il mondo non esattamente concentrato sul calcio. Wanchope nasce come giocatore di tutto, fra l'altro anche di basket (merito di un anno in una high school Usa), ma posto di fronte alla scelta fra due carriere, alla Cesare Rubini pre Londra 1948 (lì si parlava di pallanuoto e basket), sceglie quella calcistica. A vent'anni passa dall'Herediano al Derby County: un anno di ambientamento, uno buono (ce lo ricordiamo in coppia con Ciccio Baiano o con Dean Sturridge: in squadra fra l'altro c'era un Eranio in fase terminale) ed uno così così, prima di passare al West Ham (stagione per Wanchope ottima e squadra mica male: Rio Ferdinand, Frank Lampard, lo sfortunato Foé e uno dei migliori Di Canio britannici) e poi al Manchester City con alti e bassi. Tanti gol ed un grave infortunio, prima di chiudere la carriera europea nel Malaga, di arraffare qualche soldo in Qatar e di tornare nell'amato Herediano. Ma il suo mito Wanchope l'ha costruito soprattutto in nazionale, trascinandola nelle qualificazioni verso Asia 2002, nella cui fase finale ha anche segnato al Brasile. La sua parte l'ha fatta anche per questa edizione, segnando un gol decisivo al Guatemala. Insomma, non lo scopriamo certo oggi...
3. Imbarazzati e imbarazzanti gli studi televisivi pre e post Mondiale, per non parlare delle trasmissioni di contorno su ogni canale, dove la valletta imposta dal funzionario cinquantenne arrapato, la rassegna stampa Stabilo Boss e la postazione e-mail vengono vendute come strepitose innovazioni. Essendo già stato inventato tutto (si dice sempre così), la differenza è ovviamente fatta dalla qualità delle persone e dagli argomenti. In casa Rai un italocenrismo insopportabile in genere durante il Mondiale ed in particolare in un momento come questo: meno si vede Cannavaro, meglio è per i nostri sentimenti di italianità e al quarto servizio su Lippi che fa catenaccio sulla formazione anche Silvio Pellico avrebbe chiesto la cittadinanza austriaca. In seconda serata siamo favorevoli al mazzocchismo, inteso come cazzeggio sdrammatizzante, ma ci vogliono gli interlocutori giusti. E quando si sente l'incolpevole Fiorello venire ripetutamente chiamato 'Fiore', come si fa nel mondo degli amiconi che conoscono tutti, e interagire in collegamento telefonico con Tombolini e Tardelli, viene voglia di cambiare canale...
4. Qualche ambizione in più su La Sette con Pastorin e Beha, in una trasmissione però un troppo breve per sviluppare un discorso, notizie e rimandi a mille collegamenti su Sportitalia, e grandi manovre ovviamente su Sky, dove però la lunga diretta genera stanchezza prima di tutto negli stessi commentatori, al di là del loro grado di informazione: alto quello di Vialli, da mestierante quello di Altafini. A ore da Magic America lo speciale di Italia Uno, che comunque non ci siamo fatti mancare: sembra che tutto sia già stato detto, ed in effetti è così, ma Serena è bravo, Mosca in ripresa e Franco Rossi è sempre Franco Rossi: il contesto istituzionale non gli ha tolto brillantezza, anche se vederlo in completo blu ci ha fatto impressione. Sul cielo televisivo in generale si legge però una scritta, tipo quella mitica 'Fantozzi è uno stronzo': chi ha Sky vede tutto, dalla splendida (per sintesi e assenza di citazioni mitologiche: al Super Bowl non c'è bisogno di Ronconi) cerimonia di inaugurazione alle partite con tanto di primi piani nell'anticamera, chi non ce l'ha si sente un poveraccio. E' la prima volta che accade, in un Mondiale, di sicuro non sarà l'ultima.
5. Un cattivo pensiero guardando Ecuador-Polonia, in uno stadio strapieno (qualcuno ricorda che nella montezemoliana Italia Novanta gli impianti erano mezzi vuoti): così come la migliore Olimpiade si disputa ad Atene, il miglior Mondiale si gioca in Europa. Motore della passione e dell'economia calcistica, ma soprattutto raggiungibile dalla maggior parte dei tifosi delle squadre coinvolte e con comunità locali di immigrati che garantiscono praticamente a chiunque un sostegno significativo. Dai 40mila polacchi di Gelsenkirchen alla comunità ecuadoregna, per non parlare di italiani, ghanesi, tunisini, eccetera, o dei turchi che se si fossero qualificati avrebbero giocato in casa quasi come la Germania. La nazione ospite deve ruotare, perché ogni presidente Fifa lavora per la sua rielezione, ma questi Mondiali tedeschi quanto a passione si annunciano come i più belli di sempre. E come dicevano Claudia Mori e il marito, ci dispiace per gli altri...
Stefano Olivari
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(in esclusiva per Indiscreto)
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