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News

Il supertifoso delle diciotto e trenta
di Stefano Olivari
> 3/10/2006


Martedì 3 ottobre 2006

1. Come si ammazza la carriera di un arbitro sgradito? Non è necessario gambizzarlo, basta che venga mandato a giudicarlo un osservatore di stretta...osservanza o che la scheda compilata dall'osservatore venga manomessa in uno dei mille passaggi burocratici. Più o meno questo deve essere capitato a Mario Mazzoleni di Bergamo (non Paolo), che a 34 anni e senza grandi disastri combinati in campo, è stato accantonato proprio dal suo mondo. Al di là delle raccomandazioni pro-Lazio, vere o presunte, ricevute dal designatore Mattei prima di Lazio-Cagliari (con la Lazio sul campo poi tutt'altro che favorita) dello scorso campionato, colpisce il fatto che nonostante Mazzoleni sia stato uno dei pochi arbitri a denunciare ai magistrati, sportivi e non, varie situazioni sporche, nessun rappresentante della nuova Aia targata Agnolin l'abbia sostenuto. All'assordante silenzio per la deposizione romana di Palmieri, nel maggio scorso, si è aggiunto quello per la deposizione napoletana di Mazzoleni, che fra l'altro sarà acquisita anche dalla Procura di Roma nel quadro dell'inchiesta sulla Gea. Insomma, chi per anni ha tollerato doppi e tripli ruoli mostruosi sta cercando ogni pretesto per gettare fango su Agnolin, ma di sicuro la nuova gestione arbitrale un punto in comune con la vecchia ce l'ha: i panni sporchi rimangono in casa. Poi c'è chi li vuole lavare e chi invece li gettava nel campo del nemico...

2. Una segnalazione di Dagospia ha portato l'attenzione su di un articolo contenuto nell'ultima Finanziaria, riguardante la riproduzione di articoli di riviste o giornali: <All'articolo 65 della legge 22 aprile 1941, n. 633, dopo il comma 1, è aggiunto il seguente: “I soggetti che realizzano, con qualsiasi mezzo, la riproduzione totale o parziale di articoli di riviste o giornali, devono corrispondere un compenso agli editori per le opere da cui i suddetti articoli sono tratti. La misura di tale compenso e le modalità di riscossione sono determinate sulla base di accordi tra i soggetti di cui al periodo precedente e le associazioni delle categorie interessate. Sono escluse dalla corresponsione del compenso le amministrazioni pubbliche di cui al comma 2 dell'articolo 1 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29”>. Traduzione nostra, con la modesta esperienza di chi non ha tante idee ma quelle poche gli vengono saccheggiate da maestri del copia & incolla con cambiamento di un avverbio: il lavoro va pagato. E' anche un'autodenuncia, perché su Indiscreto i pezzi tratti, per non dire copiati, da altri media non è che manchino. Certo, c'è il consenso degli autori, quasi tutti nostri amici, e purtroppo manca il lucro, ma è un discorso un po' ipocrita. Per questo tenderemo a pubblicare di meno per puntare quasi totalmente su cose originali, o tratte da quei siti personali tenuti in vita solo dalla passione. Insomma, lasciando perdere i soliti allarmismi sulla libertà in pericolo (si sta parlando di copia & incolla, non certo di rassegne stampa), si tratta di una delle poche parti di civiltà in un documento che per il resto è una sorta di istigazione all'evasione fiscale...

3. La televisione ha spesso meccanismi sacchiani, nel senso che lo spartito è quasi sempre più importante degli interpreti. Capita così che 'Affari tuoi' di Rai Uno (il gioco dei pacchi originale, per intenderci) abbia più o meno lo stesso successo a prescindere dal conduttore: Bonolis, Pupo, Insinna, tutti bravi e tutti intercambiabili, la prova che quando le cose funzionano Mannari può essere all'altezza di Van Basten. Stesso paragone, a maggior ragione, si può fare per i programmi sportivi dove le uniche variazioni sul tema riguardano il nome dell'arbitro da crocifiggere, dell'allenatore da collocare in bilico, del giocatore in crisi, del dirigente che ha in mano dossier scottanti. Ma inventare è davvero difficile: ci aveva provato il 'Serie A' Mediaset di un anno fa, alternando gol a cazzeggio sotto la guida di un Bonolis appena strappato alla Rai. Risultato della prima puntata: 27,15 di share. Risultato della seconda: 29 per cento nella prima parte e 24 nella seconda. Facciamola breve: per il Novantesimo Minuto spettacolarizzato uno share del 24, quello più o meno delle ultime puntate con Bonolis, era considerato una delusione, mentre Mentana che faceva di meno e Piccinini la cui ultima puntata è stata sul 15 per cento sono stati considerati successi. Al di là del fatto che i giornalisti siano una corporazione ridicola (Bonolis e la Perego non sono in grado di fare un domanda, lo sanno tutti) come tutte le altre, che conduttori migliori di Mentana e Piccinini non ci vengono in mente, e del confronto fra due reti con potenzialità e pubblico molto diversi (Bonolis e Mentana su Canale Cinque, Piccinini su Italia Uno: tralasciando poi le considerazioni ipertecniche sul minutaggio e sui blocchi pubblicitari), rimane il discorso di fondo: nell'anno digitale non necessariamente terrestre 2006, alle 18 e 30 anche un modesto appassionato di calcio è riuscito a vedere la partita almeno della sua squadra. In mancanza di soldi o di decoder, può sempre pagare 3 euro un caffè e andare nel bar sotto casa. Tutti gli altri semplicemente non sono appassionati, ed il treno dei servizi tutti insieme (che noi tossici apprezziamo, soprattutto nella nuova versione, ma perché siamo dei tossici) gli interessa di sicuro meno della Canalis o dell'ospite appena uscito dal bar. Conclusione? Anche il calcio, così come gli altri sport, dalle tivù generaliste sparirà. A meno di non accettare contaminazioni di genere, per arrivare al famoso spettacolo per tutta la famiglia...

4. Addetti ai lavori ed ai livori ci bombardano di notizie e leggende metropolitane che riportiamo senza nomi non per annunciare rivelazioni che non faremmo mai (il privato è, appunto, privato), quanto per dare un'idea di quello che si dice ai tavoli di quella che la Gazzetta di oggi ha definito ironicamente 'movida milanese': dieci locali sopravvalutati, quando non direttamente brutti, con buttafuori spesso indegni di selezionare anche un ergastolano, in cui al sabato sera confluiscono calciatori di tutta Europa, da Drogba fresco di gol a Coco fresco di furto, subìto, del gippone. Il tema forte di scherzi e discussioni è spesso l'omosessualità, ovviamente degli altri (noi del Sud tutti uomini veri), nel regno dei matrimoni di copertura: in questa materia l'ultimo dei terzini padani ha le stesse idee di un talebano. In ordine sparso, solo per stare sulle chiacchiere di domenica scorsa: la famosa giornalista (ma non quella a cui state pensando) con una promettente calciatrice, l'esterno destro ed il centravanti (entrambi ufficialmente 'martelli', rubando il gergo al nostro procuratore di riferimento) di una squadra in difficoltà, l'allenatore raccomandato che ha lasciato la famiglia per stare con un uomo politico e mediatico, fino a quei due dirigenti di un grande club che condividono tutto, operazioni di mercato ma anche un travestito naturalmente brasiliano (in Argentina non ce ne sono?) che si trova in particolare sintonia con i loro giocatori. Che una soubrette emergente si sia messa insieme ad un opinionista di mezza età, con motore a base di coca, è materia che non interessa a nessuno. Registrando il sito in qualche paese senza legge, si potrebbe fare la versione italiana di Hush-Hush, la rivista californiana anni Cinquanta che James Ellroy ha fatto conoscere a tutto il mondo: ma chi se ne frega? Del gossip, della stampamercato e soprattutto della movida...Benetton-Eldo, grazie di esserci stata.

5. Sergio Campana esiste ancora, e come tutti gli orologi fermi due volte al giorno segna l'ora giusta. In una delle due ha fatto umilmente notare una porcata demagogica della recente Finanziaria, di cui parliamo solo con riferimento al nostro orticello. La porcata non è quella di far pagare più tasse ai più ricchi (è evidente che non possono pagarle i più poveri o gli evasori totali, per motivi diversi) o meno poveri che dir si voglia, non potendo licenziare domani mattina due milioni di statali o lasciare ogni regione al suo destino, ma quella di considerare il calciatore la summa di tutti i mali del mondo. Così il popolo bue può preoccuparsi della puntualità dei versamenti Irpef per Chiellini e dimenticarsi i regali di Stato fatti alla Fiat: dalla mobilità 'speciale', in culo agli altri pensionandi italiani del settore privato, alla supertassa sui fuoristrada. Nel decreto fiscale che accompagna la Finanziaria, infatti, si parla espressamente di calciatori e viene prevista la trasmissione all'Agenzia delle Entrate di tutti i loro contratti. Nessun problema per chi paga le tasse (ricordiamo però che, in quanto lavoratori subordinati, i pagamenti devono in questi casi essere effettuati dall'azienda: la Lazio, tanto per fare un esempio...), ma perché citare solo i calciatori? Davvero è la prima categoria che viene in mente, parlando di evasione?

Stefano Olivari
stefano@indiscreto.it

(in esclusiva per Indiscreto)

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