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News

Sprecando Keegan
di Stefano Olivari
> 6/10/2006


Venerdì 6 ottobre 2006

Come tutti i grandi allenatori di club, Revie ci mise poco a scoprire che la nazionale aveva logiche diverse da quelle di un club. Non fosse altro perché nel suo Leeds molti giocatori chiave inglesi non erano (Lorimer e Bremner scozzesi, Giles irlandese), ma anche perché in nazionale una sola partita fa la differenza fra la gloria e la polvere, mentre nei club l'orizzonte temporale a volte può essere più ampio. Basta non trovarsi come presidenti Moratti o Zamparini...Filosofia calcistica spicciola, la realtà è che l'Inghilterra si giocò le sue qualificazioni europee in un girone comprendente Cecoslovacchia, Portogallo e Cipro. Passava solo la prima e la prima non fu la squadra di Revie. Nonostante un buonissimo inizio, un tre a zero a Wembley (gol di Channon e nel finale doppietta di Bell) contro i principali rivali. Poi zero a zero con il Portogallo e una goleada con Cipro (cinque gol di Malcolm McDonald, del Newcastle). In estate fra mille polemiche Revie riuscì a far fuori Alan Ball, l'ultimo dei campioni del 1966, ma di sicuro quello che non gli riuscì fu di plasmare una squadra con identità chiara: puntava su Keegan, ma esitava su Brooking, parlava di supremazia fisica e gioco d'attacco come obiettivi primari, ma continuava a ruotare difensori ed in generale non sembrava avere creato lo spirito giusto. Non mettiamoci a parlare di entità mitologiche come l'ormai insopportabile 'gruppo', ma limitiamoci ad osservare che tutti i quaranta partecipanti a quel primo stage di Manchester furono in qualche modo utilizzati da Revie durante la sua breve permanenza sulla panchina dei Leoni. Senza andare a fare la storia partita per partita di quel girone, possiamo dire che la mancata vittoria casalinga con il Portogallo si rivelò decisiva, alla luce soprattutto della sconfitta del 30 ottobre 1975 a Praga (arbitro Michelotti di Parma, i buoni sapori di una volta...): vantaggio inglese di Channon, pareggio a fine primo tempo di Zdenek Nehoda e gol vittoria dei cechi (cioé cecoslovacchi) di Dusan Gallis. Da ricordare che il giorno prima la partita era stata interrotta dopo 17 minuti a causa della nebbia e da notare che non era ancora titolare Antonin Panenka, la stella del Bohemians che poi si rivelò decisiva nella fase finale di quell'Europeo in Jugoslavia e che qualche anno più tardi avremmo visto dal vivo e con le lacrime agli occhi a Vienna, in un Hanappi Stadion dove stava spendendo le ultime energie e gli ultimi cucchiai. Insomma, per Revie inizio con delusione anche se la squadra in prospettiva mondiale non sembrava messa malissimo.

Le prove generali per l'inseguimento ad Argentina 1978 furono fatte in America, ma nel Nord, in un quadrangolare statunitense che chi ha quarant'anni o giù di lì ricorda benissimo: il torneo del Bicentenario (della dichiarazione di Indipendenza), al quale parteciparono per l'appunto l'Inghilterra, l'Italia di Bernardini & Bearzot, il Brasile di transizione di Osvaldo Brandao e una selezione della Nasl chiamata Team America, che comprendeva quasi tutti i vecchi campioni di quel torneo, fra i quali Pelé, Bobby Moore e Chinaglia. Il 23 maggio 1976, nel Robert Fitzgerald Kennedy di Washington, l'Italia batté i 'padroni di casa' per quattro a zero, complice un Pelè poco ispirato, un Chinaglia nervoso ed un Bobby Moore marmoreo: degli undici titolari del Team America solo tre erano statunitensi, tanto per dire. Per gli azzurri segnarono Capello, i gemelli granata Pulici e Graziani, freschi di scudetto, ed un Francesco Rocca al massimo del suo splendore fisico. Nello stesso giorno, al Memorial Coliseum di Los Angeles, la nazionale di Revie dopo una eccellente partita perse uno a zero con il Brasile dei giovani Zico e Falcao: in campo scese la solita squadra mosaico e semisperimentale, con Gerry Francis del QPR capitano, tre assi del Liverpool (Clemence, Phil Thompson e Keegan), Trevor Brooking e qualche buon giocatore che non sarebbe diventato mai ottimo. Comunque cinque giorni dopo, allo Yankee Stadium di New York, l'Inghilterra diede almeno prova di carattere, rimontando due gol proprio all'Italia: alla doppietta di Ciccio Graziani rispose una doppietta di Channon e un gol di Thompson, affiancato sulla destra dal compagno di reparto nei Reds Phil Neal, ai suoi primi passi in nazionale. Un clima comunque super-amichevole, con tre esordienti: Gordon Hill del Manchester United, Joe Corrigan del Manchester City e il futuro milanista Ray Wilkins, del Chelsea. Dopo il tre a uno al Team America di Bobby Moore il ritorno a casa per l'esordio nelle qualificazioni Mondiali, contro la Finlandia, in un girone che comprendeva anche Lussemburgo ma soprattutto l'Italia.

All'Olimpico di Helsinki l'Inghilterra travolse con un quattro a uno che sembrò subito stretto una squadra che all'epoca aveva solo due professionisti a tempo pieno: dell'ultima formazione di Ramsey erano rimasti Clemence, Keegan, Madeley e Channon, si scrisse che l'Inghilterra era diventata l'Inghilterra di Revie. Vantaggio di Stuart Person, dello United, pareggio finlandese e poi Keegan show, con due gol inframezzati da quello di Channon. In un clima di consenso generalizzato si arrivò alla partita di ritorno con la Finlandia, il 13 ottobre. In uno Wembley strapieno la squadra scandinava oppose questa volta una resistenza quasi eroica agli attacchi inglesi, tutta di fisico e rilanci spazzatutto. Dal canto suo Revie aveva impostato una squadra da goleada, con Keegan e Denis Tueart larghi sulle fasce, a buttare dentro palloni per Channon e Joe Royle, con Brooking ad inserirsi. Dopo il gol iniziale di Tueart accadde che Brooking, Channon e Joe Royle sottoporta sbagliassero lo sbagliabile. Enckelman si esaltò, e addirittura all'inizio del secondo tempo Kalle Nieminen riuscì a pareggiare. Royle rimise quasi subito l'Inghilterra avanti, ma la partita si chiuse solo sul due a uno fra i fischi di disapprovazione non tanto per il risultato quanto per il fatto che ognuno sembrava giocare per conto suo. Con il senno del poi il problema dell'Inghilterra di Revie fu proprio questo: a disposizione c'era una generazione buona ma sopravvalutata a causa dei risultati dei club, però questo materiale umano avrebbe ottenuto qualche risultato in più se solo l'allenatore avesse fatto scelte precise. Per fare un esempio, dell'undici titolare della prima partita con la Finlandia, letteralmente dominata, solo sei elementi furono confermati dal primo minuto nella seconda. I buuu di Wembley furono musica per Enzo Bearzot, spettatore attentissimo e sempre più fiducioso nel futuro della sua nazionale. Tre giorni dopo l'Italia avrebbe battuto quattro a uno il Lussemburgo, in trasferta: a prima vista un cattivo risultato, che 'pareggiava' il quattro a uno dell'Inghilterra in Finlandia contro una squadra nettamente più forte. Intanto, mentre la sfida con gli azzurri, prevista per il 17 novembre a Roma, si avvicinava, Revie fu preso da una strana paura. Confidò ad un amico giornalista, che lo scrisse solo anni dopo (tutto il mondo è paese, si potrebbe dire pescando dal sacco dei luoghi comuni), che vista la debolezza di Finlandia e Lussemburgo, e ipotizzando equilibrio fra le due favorite, il girone si sarebbe senz'altro deciso per differenza reti. Almeno in questo alla fine ebbe ragione. (sesta parte - continua)

Stefano Olivari
stefano@indiscreto.it

(in esclusiva per Indiscreto)

La settima parte della storia anni Settanta della nazionale inglese

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