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News |
L'ultimo terzino di Stefano Olivari > 6/11/2006
Lunedì 6 novembre 2006
Onore a Pietro Rava, ultimo campione del mondo italiano dell’era pretelevisiva, pre Seconda Guerra Mondiale, pre tante altre cose. Il terzino sinistro della Nazionale, della Juventus e di centinaia di formazioni filastrocca si è spento ieri sera a Torino, a 90 anni: un infarto nel 1998 , il morbo di Alzheimer avanzato ed i postumi di una frattura avevano fiaccato un corpo in origine eccezionale, summa delle qualità del classico difensore piemontese. Quegli atleti dal collo taurino, nella nostra memoria sempre in bianco e nero anche le rare volte in cui venivano ritratti a colori, a volte imbrillantinati ma molto più spesso con una fascia sulla fronte (non per far vedere un logo, ma perché la cucitura del pallone faceva un male cane), che un compagno con l’orecchino o un tatuaggio in giapponese l’avrebbero scuoiato, ragazzi che abbiamo sognato mille volte sfogliando libri malrilegati, retorici ma da lacrime agli occhi ancora adesso. Rava si sarebbe spento lasciando un vuoto incolmabile, secondo il manuale del buon coccodrillo. Ovviamente non è vero: altri grandi uomini e grandi campioni come lui hanno lasciato un mondo che dopo qualche giorno se ne è fatto una ragione. Si è però spento, Rava, rimanendo nei libri di storia al di là del suo valore calcistico, secondo noi. Perché in un’ideale classifica fra i quattro Mondiali di calcio vinti dall’Italia al di là della nostalgia generazionale per il 1982, dell’entusiasmo fresco per l’ultima impresa e del fascino della prima volta, il titolo vinto davvero contro tutto e contro tutti fu proprio quello del 1938. Che l’alessandrino Rava vinse da protagonista, insieme ad Alfredo Foni (negli anni Cinquanta, da allenatore, inventore del tornante e profeta italiano del catenaccio) diga insuperabile davanti alla porta azzurra di Olivieri. Già, perché nel Metodo imperante negli anni Trenta (al di là degli sfoggi di erudizione, si distingueva dal Sistema dell’Arsenal e più tardi di tanti altri squadroni in sostanza solo per la differenza di funzione, prima ancora che di posizione, del centromediano) i terzini rispettavano l’etimologia del loro nome, formando con il portiere davvero un blocco unico. Grandi atleti, forti nei contrasti e dal lancio lungo, senza la prova tivù molto spesso intimidatori di professione. Con più o meno classe: non è un caso che Olivieri-Foni-Rava, nelle loro 15 apparizioni azzurre (o nere, ma non per motivi di merchandising) insieme, abbiano il record di 12 vittorie e 3 pareggi. La storia dell’Olimpiade 1936 vinta dai nostri studenti meno finti di altri (Rava era geometra, fu a Berlino che nacque l’intesa con Foni) e del Mondiale 1938 superando Norvegia, poi Francia nei quarti di finale, il Brasile senza Leonidas in semifinale e l’Ungheria in finale, la conoscono (forse) più o meno tutti, così come la carriera di Rava. Sfortunato nell’avere giocato nella Juve subito dopo il grande ciclo di Carcano e di avere smesso all’alba dell’era Boniperti-Hansen, ma la data di nascita non si può scegliere. E sfortunato, ma solo mediaticamente, nell’avere vinto un Mondiale identificato in un periodo che per decenni il giornalismo italiano ha rimosso (non erano ancora state scritte le opere sugli ‘anni del consenso’). Discreta la carriera da allenatore (Padova, Palermo, Sampdoria e Alessandria, fra l’altro), non rovinose le attività commerciali extracalcio, a 22 anni Rava giocò da protagonista tutte e quattro le partite (eliminazione diretta fin da subito) del Mondiale francese, fra fischi, lanci di oggetti, nazionalismo e strumentalizzazioni da ogni parte. Nel viaggio di ritorno, verso Roma e l’incontro con il Duce (sia in dittatura che in democrazia a palazzo si ricevono solo i vincenti), la prima tappa italiana fu Torino. Alla stazione di Porta Susa, il treno degli azzurri fu accolto da una folla festante e da un capostazione commosso. Era il padre di Rava, orgoglioso di abbracciare il suo campione del mondo: la prima volta che abbiamo letto di quest’episodio, tanti anni fa a letto dopo Carosello in un sussidiario dove tanto per dare un'idea della data di pubblicazione Etiopia, Eritrea e Somalia venivano sintetizzate in Africa Orientale Italiana, abbiamo pianto. E Rava era vivo.
Stefano Olivari
stefano@indiscreto.it
(in esclusiva per Indiscreto)
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