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News

I numeri uno che servirebbero
di Stefano Olivari
> 4/9/2006


Lunedì 4 settembre 2006

Seconda settimana di Us Open e dopo la bella sconfitta di Mara Santangelo questa notte contro la Mauresmo, con un vantaggio di due a zero nel terzo set, nessun italiano più in gara nei singolari. Quindi la semifinale contro Connors del Corrado Barazzutti 1977, ultimo anno a Forrest Hills (terra battuta), rimarrà il nostro record ancora per chissà quanto. Il cemento è superficie onesta, difficile che nel tabellone si aprano voragini come quella che quest'anno a Wimbledon ha portato Bjorkman in semifinale (da ricordare che negli ottavi aveva battuto un Bracciali irritante...), quindi l'eventuale fortuna va moltissimo aiutata. Certo, ogni eleminazione ha una sua storia. L'azzurro più adatto al cemento, Seppi, si è sciolto contro Gaudio, Starace ha avuto solo un sussulto contro l'israeliano Okun, Volandri ha confermato la sua fase involutiva arrendendosi a Benjamin Becker, già nella storia come quello dell'ultima partita di Agassi, Bracciali non ha lottato contro Simon, Sanguinetti ha avuto buone occasioni ma poco altro con Massu. Solo Alessio Di Mauro ha fatto il suo, superando Melzer al primo turno prima di essere asfaltato, nel vero senso dell'espressione, da Murray al secondo (due game...). Come sempre leggermente più brillanti le donne, che hanno fatto senza Flavia Pennetta, seminfortunata ad un polso, che non ha voluto mettere a rischio una possibilissima (senza la Clijsters...) e storica vittoria in Federation Cup. La Vinci ha perso con la Shaughnessy, la Garbin è arrivata al secondo turno e con la Sugiyama non poteva fare di più, la Camerin ha trovato una Henin ingiocabile, mentre la Schiavone dopo avere stravinto il derby con la Oprandi ha battuto la Mirza in tre set prima di arrendersi ad una giocatrice in grande ascesa come la Peer, fra chiamate dubbie nei momenti decisivi e quattro match point, e quindi si è persa un ottavo con la Henin che sembrava scontato.

Storie e persone differenti, ma rimanendo nell'orticello tennistico italiano, visto che ci sarà tutto il tempo di celebrare la grandezza di Agassi, non ci si può che preoccupare per la situazione dei numeri uno, necessari come traino di un movimento che potrebbe ricomparire sui media non diciamo con un Valentino Rossi ma almeno con un Biaggi. Con la solita avvertenza che essere numero 53 del mondo (per non dire la numero 15) è una cosa di enorme valore, nello sport più internazionale del pianeta dove a qualsiasi livello i tuoi avversari sono i migliori possibili. Insomma, chi esalta e strapaga l'ultimo centravanti di serie B, che terrorizza le difese di Frosinone e Crotone, deve sempre pensare che Sanguinetti e Bracciali si confrontano con il resto della Terra. Detto questo, torniamo ai nostri numero uno. A nemmeno 25 anni Volandri sembra essersi stabilizzato in quel limbo, dalla quarantesima all'ottantesima posizione Atp (attualmente è numero 53), in cui i giocatori con grande margine si mescolano a quelli senza grandi ambizioni ma molto intelligenti e professionali, oltre che capaci di costruirsi il proprio ranking attraverso i tornei medio-bassi sulla superficie preferita. Osservando l'attività 2006 di Volandri il discorso appare più chiaro. Tralasciando le prestazioni nei tornei dello Slam (elimato al primo turno in Australia da Healey, al secondo a Parigi da Berdych, al primo a Wimbledon da Hewitt e a New York dal già citato Becker), basta osservare l'attività post Wimbledon. Invece di preparare la stagione americana sul cemento Volandri ha scelto quella europea e terrariola di serie B, ben diversa come qualità da quella primaverile: strategia comprensibile, fin troppo. Eliminato alla prima partita a Gstaad e a Stoccarda, bella prestazione a Umago e Sopot, con semifinali raggiunte contro Wawrinka e Davydenko, addirittura due Challenger, a Biella e San Marino, con una sola partita positiva. Insomma, il suo Us Open è stato preparato con la sola presenza a New Haven, sconfitta con Feliciano Lopez al primo turno. Assurdo criminalizzare un professionista cosciente dei suoi limiti (comunque l'anno scorso è stato anche numero 28), però si deve registrare che le ambizioni del nostro numero uno ormai sono queste.

Di livello decisamente più alto la Schiavone, una che ha il tennis per battere le grandi anche nelle grandi occasioni (vedi Mauresmo in Fed Cup) ma quasi mai per due volte di fila. Cosa che la rende la prima delle seconde, appena sotto al livello di quelle che un torneo dello Slam l'hanno vinto o possono vincerlo. Davanti alla milanese, attualmente numero 15, ci sono infatti ben 9 giocatrici che un torneo dello Slam l'hanno vinto (Mauresmo, Henin, Clijsters, Sharapova, Kuznetsova, Hingis, Davenport, Myskina e Pierce), 3 frequentatrici di finali e semifinali dei quattro tornei che contano (Dementieva, Schnyder e Petrova) e due superemergenti (Vaidisova, già anche lei semifinalista al Roland Garros, e Safina). Insomma, riesce difficile immaginare grossi passi avanti, anche speriamo di sbagliarci: di sicuro in questo caso almeno la mentalità è da numero uno, da ammirare in ogni caso visto che non è un delitto perdere contro chi è più forte. Conclusione: il livello medio del tennis italiano è buono, il disfattismo è assurdo, ma i fuoriclasse nascono anche per caso. E il caso non ci ha ancora voluto bene...

Stefano Olivari
stefano@indiscreto.it

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